giovedì 8 maggio 2014

Come formiche affamate

La condizione umana inevitabile, quella della solitudine, è certo un sentimento indispensabile. Se non fosse per l'angoscia di una casa vuota, dell'interminabile tempo in cui si obbligati a riflettere su se stessi, pensieri di cui potremmo fare a meno, sarebbe di certo un cuscino morbido su cui assopirsi beati. Liberi da una vita inutile. Ma così non è, e più ci si sente estraniati dalla vita degli altri, un allontanamento graduale che vede fermarsi prima il piede destro e poi quello mancino fino a scorgere lo scomparire tutti all'orizzonte, più si ha l'impressione di essere sostituiti, o che questo accadrà a breve. Un surrogato di noi stessi che s'accompagna al fianco di un nostro amico, dell'amante, di una compagna voluta, un individuo che ci rassomiglia, che è esattamente dove noi non siamo; una forma migliorata, forse, dell'originale alla quale però manca un passato condiviso, il ricordo di quella mano che abbiamo afferrato in una rapida corsetta per attraversa un incrocio, la furia di un litigio risoltosi sudati sotto alle lenzuola. E nonostante questo, la sostituzione sarà necessaria, com'è indispensabile l'atrofizzarsi dell'affetto per il mondo, quando la solitudine sembra essersi trasformata in un sentimento certo che un uomo sano e cosciente non può respingere. Allora, solo allora, saranno i ricordi fatti in briciole che si depositeranno sul pavimento, attirando nuove persone, nuovi amici, nuovi amori come formiche affamate. E addio solitudine.

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