giovedì 12 giugno 2014

Immobile

Aveva paura. Non l'aveva corteggiata la prima volta e si convinse di non saperlo fare neanche adesso. Così rimase immobile. E rimase per sempre silenzio.



giovedì 5 giugno 2014

La nuda verità


Vado senza il tuo saluto

e chiuderò le spalle e tutto quello che ti ho dato
mi resta la speranza
una piccola casa
dove resterai mia
e ovunque io sieda saprò che qualsiasi cosa accada
il mio pensiero non baderà a distanze 
e nel giro di un istante sarò lì
perché la nuda verità
è che ti amo



pago certe debolezze 
gli stupidi rancori con i quali ho consumato giorno dopo giorno 
l'incrollabile idea che avevi di me
ma ovunque io vada saprai che qualsiasi cosa accada 
il mio pensiero non baderà a distanze 
e nel giro di un istante sarò lì
perché la nuda verità
è che ti amo
come nessuna mai
(Joe Barbieri)


Ti ho sognata


Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito. 
Ti ho sognata.
(N. Hikmet)


martedì 3 giugno 2014

Mr Big (Almost blue)

Ritorno a casa, a piedi, come non mi capitava più da anni. Nelle orecchie suona Almost Blue di Chet Baker. Non che avessi smesso di farlo, ma quella che ritorna a casa non è la stessa persona di qualche mese fa, ma sembra essere un Hanky passato e paradossalmente aggiornato. Eppure, la sensazione è la stessa. 


I have seen such an unhappy couple...

Le iniziali si sovrappongono. Anche i nomi si accavallano. I dolori si moltiplicano e i pezzi si dimezzano. Sì, perché ho la netta impressione di aver avuto certe parti, certi frammenti buoni di me di cui son stato depredato nel corso degli anni. 
Quando guadagno un metro in più verso casa, guardando giù, guardando la punta delle mie scarpe, mi pare di arrivare al portone con pezzi di Hanky in meno. Come se li avessi persi per strada. Come se qualcuno m'avesse veramente rapinato durante il tragitto. 
È così? Non è così? Non so rispondermi. 

Almost me...

Eppure, le donne che ho amato come fossero promesse da mantenere per tutta la vita (e così è, per me, solo per me) sono state le sole furfanti, le sole ladre delle mie cose buone. Forse è sbagliato pensarlo. Forse è ingiusto che davvero qualcuno mi abbia lasciato, per l'ennesima volta, solo al mondo. Solo al mio rientro a casa, rubando l'Hanky buono. Hanno bevuto e poi son tornate a casa soddisfatte. E via con nuovi pub, nuovi bicchieri, nuovi occhi di cui ubriacarsi. 
E io?
No, forse così non è, nonostante non riesca a pensare ad altro.

Almost you...

Ma la sbronza passa e poi l'indomani arrivano i dolori. Forti, fortissimi. Per me e per loro. Prima alla testa e poi allo stomaco. E quando questo succede, nuovi sensi di colpa si palesano come estranei che bussano alla porta. Ma sappiamo chi sono, ne conosciamo voce e forma del petto. Sappiamo pure riconoscerne l'odore. 
Io non ho sensi di colpa.
E allora ho pensato: Hanky, mettiti nella capoccia che siamo tutti sostituibili e che spesso succede davvero. Anche in amore. E che questa non è una cosa triste. È così e basta. Prima ti amano promettendoti chissà che cosa e poi ti sublimano con altro. Che sia per un pensiero concreto o per un altro essere umano, più alto, più figo, che le capisca, che sia lì quando tu non ci sarai mai. 
Puff! Via. 
«Hanky non va più bene. Soffrirà, sì, ma poi capirà.» E non ci sei più. «Sei stato solo un ponte, lo vuoi capire?» 
Puff! Via. 
«Oh! Povera stella. Soffri per amore? Che banalità. Hai creduto a quello che t'hanno detto? Che ingenuo. Ma lo dovevi sapere già che sarebbe finita male. Insomma, le donne che hai amato e che ami t'hanno sempre scaricato. Tutte. E tu ancora a menartela con questa storia delle promesse, dei sentimenti, delle cose dette, del sesso speciale... ?» 
Puff! 
E Hanky, invece, soffrirà e pagherà. Sempre. 
«Chi, quello? Acqua passata.» Un paio di giorni e sei un livido sparito. Solo che le favole di cui mi sono ubriacato m'hanno fatto sperare altro. E invece no. 
E invece potrebbe essere una grande fortuna, Hanky. A volte.
E diventi pure pazzo perché parli e scrivi in prima, seconda e terza persona. Da solo e male.
Allora: via Pantelleria, via l'amore fatto al fresco di un dammuso, via Noli, via la stazione centrale, via il muso, gli occhi, le labbra, i "ti amo" a un passo dal burrone, via le menzogne, gli sforzi, i voli, i romanzi, i baci, via lei, via loro, via tutto. 
«Sei stato fregato Hanky. Sei il solito coglione. Ancora una volta. Ancora vittima.»
Io non sono un coglione. 

Ritorno a casa, a piedi, come non mi capitava da anni. Almost blue risuona forte sotto ai lampioni. E lasciando cadere i pezzi dietro di me, mi sembra davvero di ritornare solitario, come sempre, dopo aver consumato una spalla, poggiato sul muro portante del cortile del pub, dopo tante sigarette fumate, la mano gelida che stringe l'ultimo bicchiere della notte e gli occhi di quella ragazza che, se avrò fortuna, non conoscerò mai. Mai. 

Mai più.  

Almost blue...


domenica 1 giugno 2014

Siamo dritti e sbilenchi

Siamo dritti e sbilenchi, 
come topi drogati
È una camminare la notte ciechi
È confondere ieri e domani

Dritti e storti, 
deformati
È camminare su una sola gamba
È 
amore mio, 
l'essersi persi
stupidi in un abbraccio domani
lucidi nell'addio presente

E mai voglia il tempo
che ancora un bacio ci innamori
Perché sarebbe crudele aver ricordo di non essersi amati oggi
e desideraci domani
e poi domani
e domani ancora
finché sarà impossibile morire sul petto dell'altro
per il tempo che abbiamo passando lontani
 da estranei



sabato 31 maggio 2014

Avevo riattaccato che parlavo da solo

Avevo riattaccato che parlavo da solo. Poche e semplici parole che non so ancora se avevano avuto gambe tanto forti da arrivare in cima al discorso, lì sopra dove la testa della bestia morente stava per staccarsi una volta per tutte. Forse, quelle parole erano domande, ma goccia dopo goccia il sangue dell'animale cominciava la discesa e non ebbi mai la certezza che un punto interrogativo sapesse nuotare, resistere e respirare nel rosso della morte. 
Avevo riattaccato che parlavo da solo, ma dopo meno di un minuto non ero più sicuro di aver detto qualcosa, perché avevo le labbra annodate e le narici sembravano feritoie strettissime e l'aria passava appena. 
Avevo riattaccato che parlavo da solo e ormai la testa aveva abbandonato la bestia. S'era inclinata di colpo all'indietro, travolgendo l'ultima domanda rimasta appesa al petto suo. 
Avevo riattaccato che non parlavo più, giacché avevo l'idea di aver discorso tutto solo, che l'animale era morto tempo addietro e io ne coprivo il puzzo da cadavere con l'odore dei ragionamenti buoni. 
Avevo riattaccato che non c'ero più neanch'io e fui certo, ma fu d'improvviso, di aver composto il numero sbagliato e che la bestia morta non era davvero, ma viva e non più belva, che m'aspettava solitaria davanti a un telefono bianco di cui io non avevo ancora il numero. 

venerdì 30 maggio 2014

Potessi bastare io

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.
La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa.Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.Ma potrei imparare.Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.Come un sibilo fluttuante e sinuoso.A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro. Verresti?

(tratto da Gli amori difficili, di Italo Calvino)

Gli uomini che si voltano

Gli uomini che si voltano

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell'aliscafo o da fondali d'alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei tempi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l'arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch'io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.
(E.M.)



giovedì 29 maggio 2014

Ed ora, ebbro

Senza di te tornavo, come ebbro...
Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;

essere solo.

(P.P.P.) 

mercoledì 28 maggio 2014

Rimane la sera

Bruciano gli occhi
il petto
i giorni

La luce si fa polvere
rimane la sera
rimani tu.