Le notti passano con molta facilità. Tutte uguali e tutte scarne di senso. Come questa. Poi mi capita di fare le ore piccole con un rum in mano e un amico al fianco che mi racconta la sua vita passata e di nervi ancora scoperti. Quei nervi che fanno ancora male. Molto male. Una ferita perennemente aperta. Mi racconta di suo fratello, morto in un incidente stradale. Quando parla, tutto sembra avere una dinamica semplice, banale. Quasi ovvia. Poi prende il coraggio a due mani e mi spiega che un nuovo processo si aprirà. Che suo fratello è morto, sì, in modalità del tutto circostanziali, ma che delle persone hanno fatto di tutto per nascondere la verità. "Hanno occultato il colpevole", dice. Ed è lì che il mio cuore si ferma, che il sangue mi entra in circolo al doppio dei giri dovuti e mi prende la rabbia. Penso che molte persone non hanno voce. Che neanch'io ho una gran voce. Ma di certo riesco a urlare un po' di più. Più di lui. Posso farlo, credo. E se io urlo di tanto in più di lui, allora, è giusto ch'io gli dia la mia voce. E ce ne vorranno altri mille rum prima ch'io riesca a raccontarvi la sua storia. La storia di suo fratello. Ma lo farò.
Qui, in questa terra, è tutto un Forte Apache. Una storia in bianco e nero.
martedì 21 agosto 2012
domenica 19 agosto 2012
Ogni speranza è un debito
Vivo una vita parallela. Confinata spesso in un desiderio lavorativo e in un'ambizione umana. Questo è quello che mi rimane. Quello che la civiltà, oggi, offre. E non puoi farci niente. Sembra che stiano continuamente occludendo ogni porta. Ogni via. Hanno tolto al mondo la capacità d'inventarsi un lavoro, un sogno. E si viaggia malamente così. Un avanti e indietro del tutto mentale, privo di forma, di contenuto. Privo di ogni possibile realizzazione tangibile. Un continuo mettere di virgole, punti e virgola e capoversi forzati. Scarni di ogni senso pragmatico delle cose. Impieghi ore e ore a stilare il tuo curriculum, schede statistiche per neolaureati e non fai altro che sprecare moneta sonante per buste gommate che finiranno in qualche cestino a lato di una scrivania grigia, metallica, con tante carte sopra e nessuna opera significante all'interno dei cassetti. Quello che mi fa più paura, per altro, è che non è tanto il lavoro a mancare, ma i salari. L'uomo non è nato per lavorare si sa. Il lavoro, spinto da passioni o da mero bisogno vitale, necessità in primis di una retribuzione e successivamente di un sogno, di una prospettiva di carriera. Ovvietà e discorsi triti direte voi. Mica tanto però.
Di carriera ne abbiamo fatta tanta noi, che a suon di miliardi di colloqui siamo un personale eccellente riguardo alle risorse disumane. Assumeteci, assumeteci!!!
Una vita parallela. O forse più d'una. E mi sforzo ogni giorno di inventarmi parallele su parallele che non avranno mai un abbraccio alla fine del percorso. Finiranno tutte in fondo alla pagina. Come uno sfogo. Come questo. Che ne potessi afferare una di vita, per una volta. La mia, magari.
Vite parallele, dunque. Le vite dei fantasmi del duemila.
Di carriera ne abbiamo fatta tanta noi, che a suon di miliardi di colloqui siamo un personale eccellente riguardo alle risorse disumane. Assumeteci, assumeteci!!!
Una vita parallela. O forse più d'una. E mi sforzo ogni giorno di inventarmi parallele su parallele che non avranno mai un abbraccio alla fine del percorso. Finiranno tutte in fondo alla pagina. Come uno sfogo. Come questo. Che ne potessi afferare una di vita, per una volta. La mia, magari.
Vite parallele, dunque. Le vite dei fantasmi del duemila.
venerdì 13 luglio 2012
Sono stato a Parigi, stanotte.
Sono stato a Parigi stanotte. Sono stato in uno di quei bistrot dove non si può più fumare dentro, ma i posacenere sui tavoli li tengono ancora. Ho ricordato tanto. Le passioni, gli amori e le bevute. Sono stato a Parigi stanotte. L'ho rivista tutta in un sorso. L'odore delle sigarette fumate. La pioggia. Oh cavoli, la pioggia di quella città è unica. Non tanto l'odore, ma i colori. I marciapiedi neri. Il ghiaccio invernale. Rue Lepic. Io e tutti gli altri. L'amore l'ho imparato lì, fra un hamburger all'Indiana e un film in lingua originale. Avevo pochi soldi, tanta fame e tanta voglia di camminare.
Sono ritornato a Parigi stanotte. Sono andato e son tornato. Son partito da qui che ero ancora seduto a un pub. Sono rimasto là con i ricordi e mi son fermato. Sono tornato, adesso, con il sorriso sulle labbra. Place de Clichy, la fourche e la linea tredici della metro.
Sono a casa adesso, ma a Parigi ci si torna solo quando è lei a ospitarti. Stasera a Trocadéro, con gli occhi lucidi, la gola in fiamme e la Tour davanti al naso, ci sono stato davvero.
Sono ritornato a Parigi stanotte. Sono andato e son tornato. Son partito da qui che ero ancora seduto a un pub. Sono rimasto là con i ricordi e mi son fermato. Sono tornato, adesso, con il sorriso sulle labbra. Place de Clichy, la fourche e la linea tredici della metro.
Sono a casa adesso, ma a Parigi ci si torna solo quando è lei a ospitarti. Stasera a Trocadéro, con gli occhi lucidi, la gola in fiamme e la Tour davanti al naso, ci sono stato davvero.
lunedì 2 luglio 2012
Hanky prende voce in radio
Grazie all'iniziativa di Francesco Franceschini con il suo programma "Pagine in onda" per radio TNA, uno dei racconti pubblicati su questo blog "Il negozio del fotografo" ha preso voce. Per ascoltarlo basta cliccare qui.
(A.M.)
(A.M.)
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venerdì 8 giugno 2012
Un storia al Black Russian
Prove, provare, provato. L'habitué dei banconi sa di cosa parlo. Il mondo senza una piccola sfida non può esistere. Assaggiare un piatto nuovo, sfidare una tempesta mai incontrata fino a ora o oltrepassare la strada al di fuori delle strisce pedonali. Chi di voi non è mai andato "oltre"? Sì lo so, ci si sente spesso stupidi nel farlo, nel raccontarlo o nel pensarlo. Ma che volete? La vita quotidiana, quella fatta di minuti, larghi e lunghi, quella costruita dai ritmi di chissà quale ufficio è fatta così. Ci si mette alla prova. Si fallisce e si rifallisce ancora. A volte si vince, però. Bello o brutto che sia, tutto ciò che fate o che vi apprestiate a fare deve, in assoluto, essere sempre una sfida. Non ha importanza se tutto fa schifo. Il nuovo, l'incognita, vi farà comunque alzare il sopracciglio, spalancare gli occhi e vi farà dire un sano e rassicurante "ok". Lo so, straparlo e a volte scrivo stronzate. Quello che volevo dirvi, stanotte, è che è giusto lanciarsi. Provate, rischiate e bestemmiate, se le cose vanno male. Nessuno vi toglierà mai dalla testa il fatto di essere stati coraggiosi e pionieri di un modo di vivere privo di paure e carità. I sensi di colpa e gli affanni forzati dovrebbero abitare fuori dalla vostra casa. Quindi andate a correte. Amate un animale. Fidatevi di qualcuno una volta tanto. Prendetevi cura di voi stessi e per l'amor del cielo, fatevi una grande bevuta e una sonora scopata.
Il solito,
Hanky
Il solito,
Hanky
martedì 22 maggio 2012
Giornalista fai da te, fai da me, fai per tre (articolo su Doppiozero)
Il mio articolo per la rubrica "Dolce attesa" sull'infelice panoramica del mondo dei giornalisti abusivi. Ringrazio Angelo Orlando Meloni, Ivan Baio e tutta la redazione di Doppiozero. Buona lettura!
Giornalista fai da te, fai da me, fai per tre (clicca per iniziare la lettura)
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giovedì 10 maggio 2012
Piccolo fragilissimo film
Eravamo come due stanze dello stesso appartamento. Di quei "studio" parigini che tutto sembravano, tranne che una casa lussuosa. Eppure ci si viveva bene. Comodi. Che toccavamo l'uno la porta dell'altra. Aperta e chiusa. Divisi dalla sottile intimità dell'uscio. Pochi metri quadrati per due pazzi scatenati. Se volevi un po' d'affetto, guardavi insieme a lei fuori dalla finestra di una delle due stanze. Poi, quando ci capitava di masticare silenzi, allora, uno dei due si rannicchiava dietro l'angolo della parete in cartongesso e tutto quello che potevi sentire era l'odore delle sigarette fumate a bocca chiusa.
Hanky
Hanky
giovedì 26 aprile 2012
A qualcuno piace falso
Non so voi, ma io ne ho abbastanza. Se i potenti possono permettersi di devastare le buste paga dei lavoratori, non dovrebbero, di certo, abbondare con acquisti inutili riguardo "auto-blu" e quant'altro. Da qui si capisce che la sensibilità del mondo (quella pubblica, mostrata) pare aggiungere al significato del sostantivo "falso" qualcosa in più. E' come se cambiassero i nomi di ogni cosa. Come se, al bancone, ordinassi un whisky e mi servissero una pinta di birra. Sbarelli, urli e t'incazzi. O forse no. Forse, come capita a chi possiede il "nuovo" gene italiano, stai zitto. Ti lamenti con la persona che ti fiancheggia a destra e predichi una moralità insulsa con quello che ti fuma in faccia.
C'è qualcosa che non funziona e questa non è una novità. Adesso, però, funziona ancora peggio. O meglio, mi spiego. Secondo una logica calata dal pianeta Plutone, tutto sembra essere sbagliato ma giustificabile. Per esempio; in meno di cento metri, un bicchiere di scotch varia il suo prezzo di vendita dai quattro ai dodici euro. Tutto normale, direte voi. "Dipende dalla marca e dall'utenza dell'esercizio commerciale", direbbero alcuni amici miei. E' vero. Questa è una norma, logica. Ma la verità è che tu in realtà compri sempre la stessa marca, ma per qualche strano e assurdo motivo, una bevuta ti devasti o meno il conto in banca. E' logico, dicevamo, ma sapete dirmi se è "giusto"? Ok, la giustizia non è matematica e non è applicabile in ogni parte del mondo. Ma qui pare che anche i sentimenti siano aumentati di prezzo. Alcuni, addirittura, sono deprezzati, quando dovrebbero essere merce rara.
Non lo so, a me pare che ci sia una sorta di anarchia giustificata. Gli astemi (e parlo anche dei cinici naturali) sono e si ritengono esenti da meccanismi contorti del genere. Uno è uno e due sono due. Io, invece, penso uno e mi fanno ragionare come se fosse un quattro. Da un dispari a un pari. Da popolo ad affarista singolo. A me, tutto questo, non piace.
Chiudo, scolo l'ultimo bicchiere e vi lascio. Ogni mondo è un mondo a sé e ogni uomo è un pianeta a parte. Scegliete voi in quale vivere.
Il vostro tannico,
Hanky.
C'è qualcosa che non funziona e questa non è una novità. Adesso, però, funziona ancora peggio. O meglio, mi spiego. Secondo una logica calata dal pianeta Plutone, tutto sembra essere sbagliato ma giustificabile. Per esempio; in meno di cento metri, un bicchiere di scotch varia il suo prezzo di vendita dai quattro ai dodici euro. Tutto normale, direte voi. "Dipende dalla marca e dall'utenza dell'esercizio commerciale", direbbero alcuni amici miei. E' vero. Questa è una norma, logica. Ma la verità è che tu in realtà compri sempre la stessa marca, ma per qualche strano e assurdo motivo, una bevuta ti devasti o meno il conto in banca. E' logico, dicevamo, ma sapete dirmi se è "giusto"? Ok, la giustizia non è matematica e non è applicabile in ogni parte del mondo. Ma qui pare che anche i sentimenti siano aumentati di prezzo. Alcuni, addirittura, sono deprezzati, quando dovrebbero essere merce rara.
Non lo so, a me pare che ci sia una sorta di anarchia giustificata. Gli astemi (e parlo anche dei cinici naturali) sono e si ritengono esenti da meccanismi contorti del genere. Uno è uno e due sono due. Io, invece, penso uno e mi fanno ragionare come se fosse un quattro. Da un dispari a un pari. Da popolo ad affarista singolo. A me, tutto questo, non piace.
Chiudo, scolo l'ultimo bicchiere e vi lascio. Ogni mondo è un mondo a sé e ogni uomo è un pianeta a parte. Scegliete voi in quale vivere.
Il vostro tannico,
Hanky.
giovedì 19 aprile 2012
Un disadattato, adattabile!
Blogspot cambia grafica e io non so più leggere il pannello di controllo. Saranno le birre? Forse.Potrei commentarvi la morte del calciatore di Serie B e potrei riportavi tantissimi casi di morte accidentale-sportiva, ma non lo farò. Sono sicuro che voi avete già sviluppato la vostra opinione critica al riguardo e che dei miei commenti non ne avete bisogno. In tv passano Anthony Bourdain (che per chi non lo sapesse è il vero Hanky della cucina mondiale) e io mi sento spaesato, confuso, ubriaco. Ho bevuto un pugno di birre (dico un pugno perché di solito le si afferrano in una salda presa virile) e non mi sento così forte come un tempo. Vorrei essere il Tintin della situazione al mio giornale, ma la verità è che il posto che mi spetta, che mi sono ritagliato, è quello di un anarchico della cronaca. Un dissimulatore musicale. Uno "scassaminchia" pigro e in giacca scura. Il mondo sa essere una vera schifezza gente. Peggio di come lo si possa scrivere. Peggio di come lo scrive Fabio Volo. Peggio di Moccia. Peggio di Bruna Vespa. Forse meglio di Bruno Vespa, ma comunque è una schifezza. La gente puzza di alghe spiaggiate da mesi e i sentimenti umani si stanno abituando alla violenza emotiva. Di gentilezza pura non se ne vede neanche l'ombra. E quando provi a imporla, ti aspetta la peggiore fine: quella del dittatore. Non mi rimane che percorrere le mie strade evitando di prendere la macchina e mangiare carne rossa tutti i giorni e di bere un sano boccale di birra quando la tasca lo permette. Quello che ne rimane non ha valore. Almeno, per me.
Notte gente.
Hanky
lunedì 2 aprile 2012
Carmelo Amenta, pagina ufficiale
E' online, da oggi, la pagina ufficiale di Carmelo Amenta. Vi consiglio vivamente di farci un salto. Annoiati o meno, troverete di sicuro un minuto per far visita al sito ufficiale del blues-man siracusano. L'erba cattiva, come ricorda Carmelo nel suo precedente disco, rappresenta una parte fondamentale delle notti di qualsiasi birrafondaio di ognuno di voi. Gran bella musica, bei racconti e tanto, tantissimo stile.
A voi l'ardua sentenza.
Con affetto.
Hanky
http://www.carmeloamenta.it/home.html
A voi l'ardua sentenza.
Con affetto.
Hanky
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