Ellis, Hornby e Calvino. Hemingway sul comodino con "Festa mobile" che mi ricorda il mio periodo parigino da inesperto boemio italiano e la città la fuori che mi ricorda dove son finito. C'è chi mi accusa di eccesso di zelo e chi mi rimprovera per eccessiva procrastinazione. Obbiettivi da raggiungere e mete conquistate. Eccessi da un lato ed eccessi dall'altro. E questo che il paese offre. Destra, troppo di destra, e Sinistra troppo... va bè, lasciamo stare. Birra o whisky, etero o omosessuale. Vivo o morto. "Sopravvissuto", mi verrebbe da rispondergli.
Niente è dovuto al caso, e nessun caso è figlio del nulla. "Vorrei che quella donna non fosse così lontana", penso. Vorrei che nessuna persona fosse così lontana, in realtà. Invaghirsi per caso di un bel viso conquistandosi l'emancipazione sentimentale per volere del fato.
Ho messo su un disco degli Stones. La birra è ancora fredda e so di averne ancora in frigo. Alla faccia di chi si lamenta che al bancone dov'è seduto Hanky c'è sempre troppo alcol, e che non vada bene.
Ho voglia di dirvi un paio di parolacce di getto, ma sono solo di passaggio, stasera.
Breve, conciso e notturno.
Il vostro Hanky
mercoledì 25 gennaio 2012
giovedì 19 gennaio 2012
Revolution N° 9
Manco da molto al mio bancone preferito, ma è così che è andata questa storia.
Gli amici più stretti vivono, ormai, per la maggior parte, al nord.
Nei supermercati è rimasta solo la Pepsi, il sesamo e qualche fesseria alimentare. Niente acqua, niente cibo, niente amici. Niente più Megavideo, visto che oggi hanno arrestato il proprietario della piattaforma, che deve all'America ben cinquecento milioni di dollari per la violazione sul copyright. La birra, quella ancora c'è ancora, ma non è una consolazione. Quando sugli scaffali rimangono solo i vizi da poter comprare, allora vuol dire che è finita la pacchia. Quel vizio diventa un bene unico, quindi da "vizio" diventa "necessità esclusiva".
Nel frattempo i forconi si sono infilzati nelle chiappe (sia in quella destra che in quella di sinistra) di tutti noi siculi e sicani. E nonostante i miei dubbi sul movimento, causa la scarsa informazione, ma anche un po' di sospetto (forse immotivato) mi rimangono ben pochi motivi per cui sedermi al bancone e bere. Un whisky non risolve nulla. Il whisky è buono solo quando è un surplus alla giornata trascorsa.
Scrivo, questo sì. Non posso farne a meno (suona come la solita cazzata, ma è così). Vorrei anche ascoltare più musica e suonare di più. Ma i tempi non sono quelli giusti.
L'unica cosa che mi rimane è l'immagina del caschetto rosso di una ragazza che non conosco. Di una donna che vive lontano. Sono sicuro che anche lei avrà ben poco da festeggiare stasera. Di certo non avrà bevuto, però, maledetta lei, sa sempre come pigliarmi. Domani avrò voglia di sentirla. Chissà se, paziente nell'ascoltarmi (come è solita fare), pur di vedermi, avrà di nuovo la scusa di offrirmi da bere. E anche se non vorrà, amen; a me interesserà solo raccontarle della mia giornata, spesso piatta, insignificante. Davvero, a me adesso importa solo che ci sia qualcuno che voglia ascoltare la mia storia, magari lei, magari raccontata a voce bassa, in mezzo a tutto questo casino immane, di cui lei è ordine e meraviglia.
Hanky
Gli amici più stretti vivono, ormai, per la maggior parte, al nord.
Nei supermercati è rimasta solo la Pepsi, il sesamo e qualche fesseria alimentare. Niente acqua, niente cibo, niente amici. Niente più Megavideo, visto che oggi hanno arrestato il proprietario della piattaforma, che deve all'America ben cinquecento milioni di dollari per la violazione sul copyright. La birra, quella ancora c'è ancora, ma non è una consolazione. Quando sugli scaffali rimangono solo i vizi da poter comprare, allora vuol dire che è finita la pacchia. Quel vizio diventa un bene unico, quindi da "vizio" diventa "necessità esclusiva".
Nel frattempo i forconi si sono infilzati nelle chiappe (sia in quella destra che in quella di sinistra) di tutti noi siculi e sicani. E nonostante i miei dubbi sul movimento, causa la scarsa informazione, ma anche un po' di sospetto (forse immotivato) mi rimangono ben pochi motivi per cui sedermi al bancone e bere. Un whisky non risolve nulla. Il whisky è buono solo quando è un surplus alla giornata trascorsa.
Scrivo, questo sì. Non posso farne a meno (suona come la solita cazzata, ma è così). Vorrei anche ascoltare più musica e suonare di più. Ma i tempi non sono quelli giusti.
L'unica cosa che mi rimane è l'immagina del caschetto rosso di una ragazza che non conosco. Di una donna che vive lontano. Sono sicuro che anche lei avrà ben poco da festeggiare stasera. Di certo non avrà bevuto, però, maledetta lei, sa sempre come pigliarmi. Domani avrò voglia di sentirla. Chissà se, paziente nell'ascoltarmi (come è solita fare), pur di vedermi, avrà di nuovo la scusa di offrirmi da bere. E anche se non vorrà, amen; a me interesserà solo raccontarle della mia giornata, spesso piatta, insignificante. Davvero, a me adesso importa solo che ci sia qualcuno che voglia ascoltare la mia storia, magari lei, magari raccontata a voce bassa, in mezzo a tutto questo casino immane, di cui lei è ordine e meraviglia.
Hanky
mercoledì 11 gennaio 2012
Siracusa, la città fantasma
Camminavo in lungo e largo, per quello che è "lo scoglio" e non si vedeva anima viva. Birra in mano, bavero del cappotto costantemente alzato, e sigaretta in bocca. Pareva che l'inverno in Sicilia se lo fossero inventato giusto quest'anno. Ti viene da pensare che anche i fantasmi hanno lasciato il posto al silenzio del vento freddo e umido, che ti spacca le ossa e ti costringe a camminare rapido, di fretta, come se ci fosse qualcuno dietro, uno di quegli inseguitori immaginari, o come se avessi davvero una meta da raggiungere il prima possibile.
In realtà non stai andando da nessuna parte, perché non esiste "una parte" precisa dove dirigersi.
Dove sono finiti tutti? Anche i locali erano chiusi e quei pochi rimasti aperti, sembravano le segrete madide di qualche castello arroccato sui precipizi della Moldavia. Ecco, certe notti, la Transilvania potrebbe essere la cugina di primo grado di questo paesello del Sud.
Di certo c'è che girare in solitaria per questa città, vagabondando da un pub vuoto all'altro, tracannando whisky e birra alla come capita, per poi metterti in macchina e alzare Bob con Freewheelin' a palla sulla strada del ritorno è cosa da romanzo anni 70. Sono di quelle cose siracusane che se ci sopravvivi, puoi campare cent'anni, oppure dieci.
Hanky
In realtà non stai andando da nessuna parte, perché non esiste "una parte" precisa dove dirigersi.
Dove sono finiti tutti? Anche i locali erano chiusi e quei pochi rimasti aperti, sembravano le segrete madide di qualche castello arroccato sui precipizi della Moldavia. Ecco, certe notti, la Transilvania potrebbe essere la cugina di primo grado di questo paesello del Sud.
Di certo c'è che girare in solitaria per questa città, vagabondando da un pub vuoto all'altro, tracannando whisky e birra alla come capita, per poi metterti in macchina e alzare Bob con Freewheelin' a palla sulla strada del ritorno è cosa da romanzo anni 70. Sono di quelle cose siracusane che se ci sopravvivi, puoi campare cent'anni, oppure dieci.
Hanky
lunedì 9 gennaio 2012
Like a rolling stone
Spesso mi trovo d'accordo con la pioggia. No, non sono sotto acido. Sono affascinato dall'incoerenza con cui cade. Un po' d'acqua qui, un po' da quell'altra parte; lì no, lì non cado, perché "ci vorrebbero piuttosto delle fiamme, così magari qualcosa, finalmente, si accenderà". L'acqua piovana è assolutamente criptica, finta. Usa continuamente delle maschere. Sembra sempre limpida, imparziale, e del tutto naturale. Invece spesso è sporca, si porta la sabbia dentro e la sporcizia che le viene regalata chissà da quale soffio di vento che ha rubato, senza chiedere il permesso, la terra a popoli lontani. A me piace essere come questa pioggia. A me piacciono i falsi intellettuali che prima ti illuminano su qualcosa a cui tu non avevi pensato e poi te li ritrovi a parlare di fica con un paio di bifolchi privi di rango. A me piacciono quei dischi dove prima è tutto folk e poi tutto hard rock e poi alla fine non ci capisci niente e lo regali. Sono letteralmente affascinato dalle donne che per tutta una vita hanno goduto e vissuto la loro grande storia d'amore, ma che una mattina, proprio mentre fuori piove a dirotto, si riscoprono solo intenditrici di lenzuola e cuscini. Capita, delle volte, che mi piaccia anche il mio nemico, così tronfio e sicuro di se, a differenza di me che sono piccolo, magro e perditempo.
Mi piacciono i Beatles, gli Stones. Mi potrebbe piacere anche Britney Spears, se magari un giorno riuscisse a scriverne almeno uno di pezzo commercialmente decente. Mi piacciono le ragazze fidanzate che vivono da single. Insomma, se guardi un Horror fatto bene puoi anche commuoverti no? E se guardi un film sentimentale puoi anche diventare violento per come hanno ridicolizzato la complessissima natura di un essere umano.
Io voglio essere come questa pioggia, sporca, che imbratta le macchine e permette a qualche passante di scriverci "Lavami", o a qualche romantico di disegnarci sopra un cuore (che fa molto anni 90, ma va bene lo stesso). Voglio essere pure amico di questo vento, che ruba, ma è sincero. E poi voglio una barca di soldi per stare tutto il giorno a casa a grattarmi la pancia, fra sigarette, pagine bianche da riempire e milioni di dischi da far suonare.
Con la testa bagnata
Hanky
giovedì 5 gennaio 2012
She loves you...
Ero dall'altra parte della sala. Lei danzava e si dimenava, come se non ci fosse niente di più naturale. Non le si vedeva il viso. Il suo caschetto le copriva gli occhi, e cercavo di capire come i suoi occhi potessero seguire la frenesia incessante delle sue gambe, dei suoi piedi. I suoi pensieri, le sue delusioni, erano tute lì, fra un "un, due, tre e quattro" e le frazioni di tempo che contava sul rullante che batteva ogni due e quattro. Credo fosse un brano dei Beatles, qualcosa che le permettesse di rendere i contorni delle sue spalle il più astratti possibile. Eppure nella mia testa era ferma, immobile. Definita, come fosse un quadro fatto solo di linee nere e geometriche. Non so spiegarmi come, ma era l'unica cosa interessante della notte. I miei whisky scendevano giù acidi in gola, perché la sola cosa che davvero contava, era che nella confusione immane che mi si parava davanti, l'unica perfettamente distinguibile era lei.
Le ho visto gli occhi, e tornando a casa ho visto pure i miei, neri come la notte o come il buio che cercavo di vincere. Bella, bellissima. Piuttosto fragile - pensai - viste le braccia esili e il collo sottile sottile come una matita. Non c'era niente di più importante in quella stanza, se non lei. Quella notte, e per le notti a seguire, nulla valeva la pena d'esser ricordato, se non un caschetto castano che ubriacava gli astanti a suon di rock'n roll.
giovedì 29 dicembre 2011
La "Top Five" di Hanky
Capodanno alle porte e rendiconto sul fatto e sul da farsi nel prossimo anno? Scrivo il solito post bonario o cinico scartando pessimi pensieri o esaltando delle promesse future? Niente di tutto questo. Sulla scia di Hornby, dopo aver fatto colazione ed essermi spalmato sul divano con il mio cagnolino che si è addormentato sulle mie gambe, con la testa riversa sul mio interno coscia, mentre la sua zampetta si muove aritmicamente (perchè almeno lui sta sognando) vi elenco le mie cinque cose da fare assolutamente prima dei novant'anni.
1) fare almeno un viaggio, di discreta lunghezza temporale, in Asia.
2) riuscire a scrivere un best-seller considerandolo il mio peggior lavoro.
3) visitare NYC e sostare davanti al Dakota per almeno dieci minuti
cantanto "Across the universe" a mente.
4) fare un figlio (perchè ho bisogno di sapere che qualcuno continuerà a far danno
portando il mio cognome)
5) Fare una sfida di drum&bass con Sting, Paul Mccartney e Roger Taylor, mentre,
nell'altra stanza, c'è Bowie che prepara un drink per tutti e Richards che vomita in bagno
smaltendo l'ultimo Jack bevuto la sera prima.
1) fare almeno un viaggio, di discreta lunghezza temporale, in Asia.
2) riuscire a scrivere un best-seller considerandolo il mio peggior lavoro.
3) visitare NYC e sostare davanti al Dakota per almeno dieci minuti
cantanto "Across the universe" a mente.
4) fare un figlio (perchè ho bisogno di sapere che qualcuno continuerà a far danno
portando il mio cognome)
5) Fare una sfida di drum&bass con Sting, Paul Mccartney e Roger Taylor, mentre,
nell'altra stanza, c'è Bowie che prepara un drink per tutti e Richards che vomita in bagno
smaltendo l'ultimo Jack bevuto la sera prima.
giovedì 22 dicembre 2011
Merry Xmas da Hanky
Questa notte non ho molti pensieri per la testa, ma ce ne sta uno che mi firria vorticosamente da un paio d'ore. L'immagine del mio canuzzo che ansima con asma annesso, per problemi di salute. Io ho vissuto i suoi dieci anni di vita, fino ad oggi, e vi posso assicurare che sono stati i dieci anni più belli della mia vita. Prima di allora non mi ero mai innamorato così follemente di qualcuno. Il che comprende sia Teo che l'altro amore della mia vita. So che qualcuno di voi mi legge con frequenza, e so pure che, fra chi so che legge, ce ne sta qualcuno che lo fa (una donna in particolare) in assoluto segreto. Se Teo avesse un suo computer e sapesse cosa sia internet non esiterebbe un attimo nel cercarmi e nel leggermi, per poi contattarmi in caso di lontananza. Purtroppo mi tocca avere a che fare con voi umani (uomini o donne che siate) e mi rendete il compito molto difficile. Buona parte delle persone che amo non le vedo mai, vuoi perché vivono lontani, vuoi perché si ostinano a vivere, appositamente, lontani da me. Il fatto è che un cane, un Cavalier, è per sempre. Dorme con te, mangia con te, si affeziona al tuo divano e fa di tutto pur di compiacerti. Questo vale, forse, per qualsiasi essere canino, soprattutto se vive in appartamento senza troppe fatiche e smancerie. La vita è fatta di questo. Gente che esce ed entra dalla porta di casa tua dicendo buongiorno e buonanotte, e amori che rimangono per sempre seduti sul tuo divano per qualsiasi stupido motivo tu lo voglia e lo faccia. Niente che riguardi l'automa, attenzione. E' solo una questione di simbiosi automatica e magica. Non ho mai chiesto a Teo di volermi bene, né tanto meno lui, ha fatto di tutto per spiegarmi il perché della sua devozione assoluta. Di padrone ne esiste uno solo, ma di amori veri ce ne possono essere tanti, e non per forza uno in sostituzione dell'altro.
Questo Natale non ho fatto regali a nessuno, per il secondo anno consecutivo, e di contro non ne voglio ricevere. L'unica cosa che vorrei è vedere una carrettata di sorrisi e abbracci del tutto sinceri, ma mai innocui. Quello che voglio è che si spenda un po' d'affetto a cazzo, senza pensarci due volte, purché sia naturale e se volete, anche alcolico, perché no.
Questo è il mio augurio per tutti voi, senza morale e senza crisi mistiche.
Non promettete mai nulla, e adoperatevi per aprirvi mani e braccia, per questo 2012 che sta arrivando.
Il vostro solito Hanky
Questo Natale non ho fatto regali a nessuno, per il secondo anno consecutivo, e di contro non ne voglio ricevere. L'unica cosa che vorrei è vedere una carrettata di sorrisi e abbracci del tutto sinceri, ma mai innocui. Quello che voglio è che si spenda un po' d'affetto a cazzo, senza pensarci due volte, purché sia naturale e se volete, anche alcolico, perché no.
Questo è il mio augurio per tutti voi, senza morale e senza crisi mistiche.
Non promettete mai nulla, e adoperatevi per aprirvi mani e braccia, per questo 2012 che sta arrivando.
Il vostro solito Hanky
martedì 20 dicembre 2011
Una lacrima per Hanky
Metti che una sera esci con il tuo migliore amico, chiacchieri, bevi, decongestioni le tue mani con qualche scotch a portata di mano (perché fuori fa un freddo che non vi dico) e che poi ti ritrovi solo con li tuo bicchiere ancora pieno e che da fumare ancora ne hai. Metti che l'oste ti passa i Beatles e per te va bene così. Prendi, poi, cinque minuti della tua vita in cui, seduto come un cagnolino in dormiveglia sotto alle gambe del padrone, sei al bancone e ti accorgi che qualcosa non va per il verso giusto. Non per te, attenzione, ma per chi, per un paio d'anni, ti ha servito da bere e a cui tu hai chiesto di sorridere ad ogni drink servito. Metti che, dopo mezzo pacchetto di sigarette (perché stasera hai i soldi precisi precisi per poter comprare un pacco di Marlboro) ti viene voglia di chiacchierare con un paio di vagabondi e che poi non ti vada più. Aggiungi che hai urgente bisogno di avvicinarti al bagno, per ovvi motivi, e ti trovi ad estorcere la verità da chi, pochi minuti prima, è scappato da qualche parte per rifugiarsi, e che ora sta ultimando la sua giornata di lavoro. Includi pure il fatto che, quando hai raggiunto la "zona bagno" ti si amplifica un'umanità poco tua, tanto da chiedere - "come stai tesoro?" e per risposta ricevi fumi di lacrime tanto da estorcere a forza la verità (che era meglio non saperla). Metti che arrivi per sotterfugi a capire cosa succede, tanto da regalare, in un attimo di estrema sensibilità, un abbraccio che non servirà di certo a nessuno dei due ma che, per puro egoismo e per affetto infinito verso chi ti droga con l'alcol, sera dopo sera nella sua vulnerabilità, ti serva a capire le cause del suo dolore. Metti che tu hai bevuto come un forsennato e che vuoi tornare a casa e che dopo l'ultima sigaretta dici "se piangi di nuovo ti mollo un cazzotto" mentre stai guadagnando la fine del bancone. Aggiungici pure che fuori piove (cacchiarola quanto piove) e che tu corri con le tue Clarks nere, fino alla macchina bestemmiando come un turco italiota. Metti che ora hai sonno e che hai capito che va bene l'affetto, ma un abbraccio a te non l'ha regalato mai nessuno. Metti pure che fra un anno esatto ci sarà la fine del mondo. Ti dico solo che, adesso, che ho le dita calde e ti scrivo, un bicchiere d'alcol non vale mai quanto un sorriso di una persona cara. Soprattutto se contornato da occhi tenerissimi e sinceri (e provocato a forza, quasi estorto).
Notte gente.
Il solito Hanky
venerdì 16 dicembre 2011
Il negozio del fotografo
E' notte fonda, fuori fa freddo e sai che prima o poi devi rientrare in casa.
Sei ancora dentro al pub, ordini la birra della staffa e cerchi di masticare meno parole possibili pur di finire il solito "grande discorso" di fine serata con l'ultimo amico rimasto (in piedi). Finisce tutto in meno di dieci minuti e l'unica cosa che puoi fare è alzare il bavero del cappotto, affrontare l'uscita del locale e dirigerti verso la macchina.
Hai parcheggiato a due incroci più in la e tu non hai fretta. Mano in tasca, accendi l'ultima sigaretta e ti avvii. Primo semaforo e pensi di non essere poi così ubriaco. Al Secondo, superato l'ultimo incrocio, pensi solo al freddo e a quella gran topolona sconosciuta che fumava di fianco a te, meno di un'ora fa.
Mancano pochi metri, ma il tuo sguardo assonnato, molto assonnato, quasi con gli occhi a fessura, si corica, letteralmente, sulla vetrina di uno studio fotografico del centro.
Lo sapete come sono fatte no? Tutte uguali. Banalmente identiche. In pratica noti subito la foto di due bimbi sullo scaffale della parete centrale. Poi, quattro parenti intere, tappezzate di foto giganti, neanche fossero dei Renoir, di spose. Lo sposo, ovviamente, è confinato in qualche parte invisibile ad occhio nudo, un po' qua e un po' la, che per trovarlo devi leggerti le istruzioni del famoso gioco pubblicato all'interno della settimana enigmistica "Trova l'intruso".
Guardi le spose e sembrano quasi tutte dei capolavori di ritrattistica. Alcune pompose, altre soddisfatte, altre, ancora, con le gote rassegante all'incipiente vecchiaia. Proprio lì, in vetrina, ce ne sta pure una che sorride con un solo lato della bocca. Ma come fa?
La macchina è vicinissima e da quella vetrina non ti sposti. Birra finita, sigaretta finita e fuori fa freddo; molto freddo. Chissà chi fra queste donne è ancora sposata, chi ha un figlio e chi fa collezione d'amanti. Immagini che beffa sarebbe se la maggior parte di loro fosse già separata o divorziata? Eppure sono là, appese ad un muro che sorridono e ostentano l'enigmatica ragione per cui una donna sposata è felice. Ma lo sposo dov'è? Io sono sempre stato scarso nel trovare l'intruso, ma so per certo che se l'avessi trovato, lo sposo dico, avrebbe lo sguardo di uno che ha speso un sacco di soldi per non finire, poi, neanche in una squallida vetrina di un fotografo puzzone che vive in centro.
Quella sera la vita l'ho presa così. Tu vivi grandi amori, gli altri ti fotografano felice e poi appendono in vetrina solo il sorriso di lei. Tu, in realtà, sei sempre stato l'intruso. Altra birra, altra corsa. Fra poco raggiungo l'ultimo pub della città, ma bisogna parlar piano, perché l'intruso beve sempre da solo e in silenzio.
(A.M.)
lunedì 12 dicembre 2011
"C'erano solo tenebre e nulla più"
C'erano strani cani ricurvi lungo la via e quasi tutte le luci dei lampioni non facevano altro che balbettare. Camminavo a filo del marciapiede, quasi che il nero dell'asfalto si perdeva con l'inquietante profondità del blu di quella sfortunata notte. Le mie scarpe, sporche di terra e di pioggia, emettevano un suono appiccicoso e malinconico e più correvo, più mi si indebolivano le caviglie. Cercai disperatamente di guadagnare quanta più strada possibile. Loro erano non molto lontani da me ed io ero l'ultima preda del giorno rimasta. Ero solo e spaventato e di certo quelle bestie non avrebbero smesso di darmi la caccia. Una vecchia macchina francese, forse una malandata Peugeot, di sicuro un relitto vomitato dagli anni ottanta, era parcheggiata sopra un cespuglio e trasudava un senso d'abbandono intriso di un cinismo tale che non ne sarebbe stato padrone e capace neanche il peggior detective della Chicago degli anni venti. Avevo molta paura, sopratutto delle ombre deformi che mi galleggiavano proprio sopra i marciapiedi. Mi fermai accanto a quel rottame di macchina. Avevo di fronte solo un enorme lampione e l'umido tremendo di quel posto mi aveva già raggelato ossa e sangue. Sull'asfalto non ci stava niente. Solo le impronte delle mie luride scarpe e la mia ombra gettata per terra dalla luce della strada. Non era ancora mezzanotte e quel posto tutto era tranne che un trionfo della speranza. Della mia speranza di tornare a casa, vivo. [...]
A.M.
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